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sabato 16 luglio 2022

Jethro Tull fan album 2 - Living In The Past

La preparazione della copertina del secondo fan album ha richiesto decisamente meno lavoro rispetto alle altre ma si tratta, nell'originale, di un lavoro grafico troppo ben riuscito per rinunciarvi.

Come accaduto per il successivo "20years of.." del 1988, "Living In The Past" originale è un doppio album che alla sua uscita nel 1972 ha rappresentato una pietra miliare dell'editoria discografica e per maggiori dettagli vi rimando a questo mio vecchio articolo.

La versione fan album diventa un disco singolo che raccoglie il materiale pubblicato fuori dagli album canonici nel periodo di mezzo dei primi anni della band, quando ancora considerabili come gruppo uscito dalla corrente del blues boom, tra la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70, cominciava già con forte evidenza a discostarsi dal movimento per diventare la band eclettica che ben conosciamo. 

Nell'ipotetica e alternativa discografia dei Jethro Tull questo secondo  fan album si potrebbe collocare tra gli album  "Stand Up" e "Benefit".


Buon divertimento e buon ascolto:











JT Living In The Past fan version


venerdì 1 luglio 2022

Jethro Tull fan album 1 - The Blackpool Blues

 Da quando nel 1988 uscì quel monumentale cofanetto "20 Years of Jethro Tull" lo "sport" di realizzare fan album con il materiale della band rimasto fuori dagli album ufficiali si è evoluto grazie sia ai meravigliosi cofanetti curati da Steven Wilson, sia attraverso l'accresciuta tecnologia domestica dell'editing. Da quei foglietti scritti a penna adesso possiamo realizzare playlist dettagliate e copertine che sembrano (sembrano) vere.

Buon divertimento e buon ascolto:








JT The Blackpool Blues


lunedì 5 settembre 2016

MINSTREL IN THE GALLERY dei JETHRO TULL - LA GRANDE RECENSIONE

MINSTREL IN THE GALLERY edizione dei quarant’anni.
LA GRANDE RECENSIONE.

di Donald McHeyre e Jacopo Muneratti





LA GRANDE introduzione

Personaggi (in ordine di apparizione)

Il Duca e la Duchessa di Derby 
Attori e Menestrelli
Palmer, The Butler

Qualche ospite ritardatario
Frate Donaldo da Aberdeen (imbucato e ubriaco)
Ser Giovanni Jacopone Galeacci (ubriaco e imbucato)

Scena:
Haddon Hall, Bakewell, Derbyshire.
Nella Grand Hall si prepara il ricevimento per il matrimonio del Duca.
Gli sposi presiedono la sala semi vuota.
Gli attori si preparano a rappresentare La Dodicesima Notte.
Improvvisamente alcuni musici accedono al loggione.
Il Butler si avvicina al Duca e alla Sua sposa.

Palmer The Butler:
"Mio Signore e Signora, ci siamo fortuitamente trovati davanti codesti... ehm... guitti, che provvederanno a fornirVi... ehm... buone melodie mentre Vi disponete per i Vostri piaceri del pràndio... quantunque nella deplorevole assenza dei Vostri ospiti. Dunque, mio Signore e Signora, per il Vostro intrattenimento..."

Sposi:
applausi mosci ...

(45 minuti dopo)

I musici hanno appena terminato di suonare.
Gli attori smontano gli apparati di scena.
Due figuri, Frate Donaldo e Ser Giovanni Jacopone, accasciati ad un tavolo ai margini della sala, commentano la rappresentazione appena terminata.

Frate Donaldo da Aberdeen:
Che ora abbiamo fatto? 
La luna incombe e voglia ancor ho di sollazzo.
Portatemi altro vino a mitigar la gola raschia 
e farmi dimenticar la sposa racchia.
E che suono soave e pieno di allegria
proveniva dai menestrelli nella galleria.

Ma che avete amico caro? Non siate mogio.
Ve lo leggo nella faccia,
che qualcosa c’è e vi abbacchia!

Ser Giovanni Jacopone Galeacci:
… i me ga roto i cojoni!


giovedì 25 agosto 2016

DOVE MI HAI PORTATO A CENA?

Per storia e tradizione (e clima) le genti della Gran Bretagna sono da secoli portate a chiudersi in luoghi affollati, pieni di fumo e di birra e di musica, chiamati pub, Public House. Ogni popolo possiede il suo ritrovo di aggregazione sociale con il suo specifico nome. Noi italiani avremmo le osterie ma a differenza degli inglesi e degli irlandesi questa cultura non siamo mai riusciti ad esportarla in tutto il mondo e credo che neanche ci abbiamo provato. Anzi si può dire che anche da noi le osterie siano un ricordo legato ai nostri nonni ormai sostituite a macchia d’olio dal "Bistrot" francese e dal  pub "alla irlandese" dove gestori (italiani) improvvisati servono guinnes spillata male (sul ritrovo sociale preferito dagli americani, proprio quello, diffuso in ogni angolo del pianeta, preferisco stenderci un velo pietoso).

domenica 3 luglio 2016

Speciale A Passion Play dei Jethro Tull - 3° parte - La Lepre che Perse gli Occhiali

Terza e ultima parte dello Speciale A Passion Play dei Jethro Tull

Come corollario ai due articoli dedicati all'album A Passion Play e sui Chateau d'Isaster Tapes, che trovate  QUI e QUO, qua leggerete una molto interessante analisi dei contenuti tematici del testo di "The Story Of The Hare Who Lost His Spectacles" fatta da Giampiero Frattali.










The Story Of The Hare Who Lost His Spectacles  è contenuta nell'album A Passion Play.
Scritta e narrata da Jeffrey Hammond con la "veloce" presentazione di John Evan e con accreditati alla composizione musicale, Anderson, Hammond e Evan.

Il "brano" è un intervallo comico che usa gli animali antropomorfizzati come nella tradizione favolistica   nella più estesa e drammatica rappresentazione dell'album.

Dal vivo, durante il tour del 1973 l'album "A Passion Play" veniva eseguito nella sua interezza filologica. Al momento dell'intervallo programmato come da scaletta dell'album, i componenti del gruppo si eclissavano e veniva proiettato questo "video clip" (portarsi in tour ballerini e coreografie sarebbe stato poco pratico)  per molti anni rimasto solo ed esclusivo beneficio del pubblico pagante in sala. Fu pubblicato per la prima volta a larga diffusione su un supporto all'uscita del DVD dei 25 anni.

Esiste anche un ancor più raro filmato di animazione realizzato nel 1989 con la tecnica della plastilina.
La composizione di Hammond e soci ha ispirato numerosi artisti e media compresi libri illustrati, come questo qui affianco.


Speciale A Passion Play dei Jethro Tull - 2° parte: 40 anni dopo.

Benvenuti nella seconda parte del lungo speciale dedicato all'album "A Passion Play" dei Jethro Tull, per la prima parte cliccate qui.

Per celebrare i suoi 40 anni l'album è uscito in un'edizione che ce lo consegna in tutto il suo splendore, come l'abbiamo sempre solo sognata e contenente anche le session francesi del 1972, ripulite e sistemate in un ordine di set list ufficiale. Il degno coronamento per questo immenso capolavoro doppio (doppio capolavoro doppio).

Per l'analisi tecnica e "tassonomica" dei brani contenuti nel cofanetto e alla loro wilsonizzazione, vi rimando alla parte scritta da Jacopo Muneratti (che troverete più giù).
Per una trattazione pre-cofanetto delle tracce dei famosi "Chateau d'Isaster Tapes" vi rimando al blog di Jacopo. 

La terza parte, dove Giampiero Frattali ci parla della "Storia della Lepre che Perse gli Occhiali" la trovate qui.

E' arrivato il momento di presentarvi questo stupendo libro di 80 pagine patinate e illustrate, che ha come accessorio 4 bei dischetti (2 CD in 2° di copertina, 2 DVD in 3° di copertina), contenenti alcune delle massime vette artistiche raggiunte dal rock britannico nella sua pluridecennale storia. 
E il tutto per appena 30 euretti scarsi.

Jethro Tull - A Passion Play - Uno Speciale Esteso.

A PASSION PLAY (APP), l'album che forse di più divide i fan dei Jethro Tull. Uno dei rari dischi del gruppo la cui copertina non mostra la facciona (fotografata o disegnata) di Ian Anderson. Uno dei capolavori del cosiddetto progressive e ancora oggi oggetto di esamine e dibattiti. 

Per celebrare i rigogliosi, travagliati e ormai superati, 40 anni (ormai 43) di questo splendido lavoro che trascende i generi, riesumo dall’archivio una serie di articoli scritti all'epoca del primo anniversario e qui per la prima volta riuniti per un unico speciale dedicato.

Nel primo articolo, questo che state leggendo, introduco l'album APP trattando del suo peculiare "concept" oltre a contestualizzarlo nell'epoca della sua uscita discografica nel 1973. 

Nel secondo articolo analizzo i contenuti del meraviglioso cofanetto "An Extended Performance" uscito nel 2013, per i suoi 40 anni e Jacopo Muneratti continua l'analisi tecnica delle tracce contenute nel cofanetto e i suoi pensieri sul grande lavoro di Steven Wilson. Nell'articolo troverete anche un link al blog di Jacopo per un articolo dove tratta le tracce delle famose session abortite del 1972 in Francia. 

Nel terzo articolo Giampiero Frattali ci parla dei "significati reconditi" contenuti nel testo di "The Story of the Here Who Lost His Spectacles" contenuto "al centro" dell'album "A Passion Play".

Buona lettura e buon ascolto con i Jethro Tull.

giovedì 23 giugno 2016

Jethro Tull: Living in The (many) Past

LIVING IN THE PAST 
Album doppio, Island/Chrysalis records, 23 giugno 1972 (UK), 31 ottobre 1972 (US).

Successivamente al grande successo di "Aqualung" e di "Thick As A Brick" che ha portato (ma in realtà confermato) il grande successo internazionale ai Jethro Tull, Ellis e Wright si ritrovano con un gruppo all'attivo di 5 album e decine di concerti con il tutto esaurito in ogni angolo del globo dove "conta esserci".
Sono passati 5 anni nei quali è cambiato lo stile, iniziato con il British Blues, passando per il folk e approdando al "progressive" ormai di moda. E' cambiata la formazione (tornando in realtà a quella originale pre "This Was") con il solo Anderson (e l'ormai fido Martino) rimasto incontrastato leader di un progetto in continua ascesa.

In questo lasso di tempo il gruppo ha collezionato una discreta quantità di B side (ma anche di A side) inedite su LP, brani scartati, versioni alternative, ecc. Normale amministrazione per ogni gruppo prolifico con un minimo di carriera in un periodo da poco uscito dall'indecisione storica in bilico sulla domanda "LP o single?", dove quest'ultimo ha ancora il suo peso in un mercato che per quanto si rispolveri resta sempre radicato alle tradizioni e ai soldi sicuri.

In quest'ottica l'iniziativa di Ellis e Wright, creatori della Chrysalis (nata come "costola" della Island e che proprio dal 1972 comincerà ad essere indipendente dall'ala protettrice del "giamaicano" Chris Blackwell), è pioneristica e profetica.

"Living In The Past" per concezione e struttura, può essere visto come una prima prova del cofanetto "20 Years of JT" che nel 1988 anticiperà e farà da modello al proliferare dei cofanetti celebrativi e antologici, più o meno interessanti, che molti tra i cosiddetti "dinosauri del rock" utilizzeranno dagli anni '90 in poi, per solleticare la nostalgia dei vecchi appassionati, stuzzicare la curiosità dei nuovi potenziali appassionati e irritare i collezionisti di vecchia data.


lunedì 13 giugno 2016

A Scarcity of Miracles - A King Crimson ProjeKCt - Recensione

Riscopro nel mio archivio digitale questa recensione dell'album "A Scarcity of Miracles" scritta nel 2011 per il Blog dell'amico Jacopo Muneratti e di cui ... ehmm ... mi ero completamente dimenticato. 

Nel frattempo, cinque anni, molte cose sono successe e molti dei "miracoli" citati nell'articolo si sono in qualche modo avverati (attenti a ciò che desiderate, potrebbe avverarsi), tra cui, che P.J. Crook è una lei e non meno importante, il ritorno dei King Crimson, in una formazione particolare che inserisce vecchi componenti illustri, ritornati e incastrati con, più o meno, nuovi componenti, in un contesto particolare e intrigante.
Per il momento attivi solo in tour dal 2014 e in attesa di un probabile e sperato album in studio, "A Scarcity of Miracles" rappresenta un primo passo, nel bene o nel male, di quanto sta accadendo attualmente nell'universo cremisi. Potrebbe essere utile ricordare il passato recente per prepararsi meglio all'immediato futuro.

La recensione la potete trovare QUI.



venerdì 3 giugno 2016

Bill Bruford (3 di 3) - 1994/2009 (contiene Intervista)

Benvenuti nel nostro terzo e ultimo viaggio nel mondo musicale di WILLIAM SCOTT BRUFORD.

Quest’ultima puntata  descrive l’ultima parte della sua carriera, che va dal 1994 al 2008, e con l’intervista annessa, andò in onda la prima volta in data 13 novembre 2010 come puntata numero 50 del mio programma radiofonico "Punto d’Incontro".

Come per le precedenti due parti, il testo originale fu concepito per la lettura radiofonica, più sciolta e sintetica e come per le altre, questo testo è stato riadattato per la pubblicazione su questo blog. In alcuni casi il testo è largamente riscritto: ampliato, dove serviva ma anche cancellato, per quelle parti strettamente radiofoniche. 


In appendice, oltre al link di Youtube per l’intervista, troverete anche l’ultima parte de "I Ferri del Mestiere", l’analisi dei drum set di Bill Bruford.

martedì 24 maggio 2016

Bill Bruford (parte 2 di 3) 1979 - 1993 (contiene I Ferri del Mestiere e L'Esagono di Simmons)

Benvenuti a tutti. Comincia la seconda parte dello speciale dedicato al grande musicista Bill Bruford. Musicista più che batterista, in quanto la sua rara intelligenza, sensibilità e voglia di sperimentare lo ha portato in 41 anni di carriera a travalicare il ruolo canonico e stereotipato che vuole il batterista, semplicemente come colui che accompagna i musicisti. Continuo sperimentatore di suoni e soluzioni ritmiche originali e ricercate in vere e proprie composizioni ritmiche, Bruford ha sempre denunciato il ritardo che il mondo della batteria, dal punto di vista della ricerca e della tecnologia applicata soffre nei confronti di altri strumenti musicali elettrici ed elettrificati, soprattutto nei confronti delle tastiere. Un ritardo che Bruford ha cercato di colmare con l’utilizzo entusiasta ma un po’ ingenuo delle, all’epoca, rivoluzionarie batterie Simmons.

Ma avremo modo di approfondire questi argomenti nel corso della puntata, come di approfondire le varie tappe della sua carriera insieme ad altri musicisti meravigliosi pari a lui, provenienti da ogni parte del globo, da diverse culture, stili e atmosfere in un eclettismo da piccola e intelligente unità mobile, tanto paventata da Robert Fripp, che per molti anni è stato suo compagno di viaggio, in un rapporto sempre conflittuale ma sempre prolifico.

mercoledì 18 maggio 2016

BIll Bruford, scienziato della batteria (parte 1 di 3)

William Scott Bruford (17 maggio 1949 - vita lunga e prospera), il 1° gennaio 2009, dopo 41 anni di musica e concerti in tutto il mondo con i più disparati artisti, ha annunciato il suo ritiro dalla vita pubblica, sospendendo ogni attività concertistica e discografica.
Dal 2009 ad oggi, Bill Bruford ha intrapreso la strada del conferenziere e del saggista, portando la sua vasta esperienza e il suo originale talento sulle pagine di un libro pubblicato nel 2009, "Bill Bruford The Autobiography", molto apprezzato da pubblico e critica per la sua capacità di raccontare la vita (non solo la sua), attraverso la musica e le esperienze umane, con ironia, umorismo e profondità. 
La sua attività di conferenziere gli ha meritato un Dottorato di Filosofia e Ricerca conferitogli dalla University of Surrey a febbraio del 2016, come giusto coronamento di una lunga carriera, mobile, intelligente e per nulla piccola.

Quella che sta per cominciare è la storia di un uomo, di un musicista che ha scelto la batteria. Una storia raccontata attraverso i fatti salienti della sua vita, il suo pensiero ma soprattutto la musica, sua e di altri per la quale ha prestato il suo originale talento sempre all’insegna del gusto, della misura e dell’intelligenza. 
Tre fattori non così comuni nell’industria discografica.

Yes, King Crimson, Genesis saranno solo la punta dell’iceberg musicale di questa storia ..... la media qualitativa sarà elevata ed è sempre pericoloso abituarsi all’eccellenza.

Testo originale scritto per 3 puntate radiofoniche dedicate a Bill Bruford, andate in onda a luglio del 2010 e qui adattate per il blog.

Lo speciale contiene anche "I Ferri del Mestiere" analisi dei drum set di Bill Bruford.


martedì 17 maggio 2016

Jethro Tull - Too Old To Rock 'n' Roll:Too Young To Die! - 40 anni, mai troppo vecchio, mai troppo giovane

"Too Old To Rock 'n' Roll:Too Young To Die" il decimo album  dei Jethro Tull usciva 40 anni fa, il 23 aprile del 1976 (il 17 maggio in America). Nel 2015 a novembre è stato pubblicato il cofanetto della Special (TV) edition nella serie delle "wilsonizzazioni" dei classici del rock, l'occasione è propizia per parlarne in questo speciale.


Con la collaborazione di Jacopo Muneratti.



lunedì 9 maggio 2016

The Road To 1981 - Puntata 5 - Fripp and Tronic, mescolato mai agitato

Buongiorno a tutti.
Siamo giunti alla quinta ed ultima puntata di "The Road To 1981", il personale percorso musicale e filosofico di Robert Fripp in mezzo a due fasi dei King Crimson.

Pur avendo aggiunto molti nuovi elementi e fatti, rispetto alle edizioni precedenti di "The Road To 1981", siamo  ben lontani dal poter definire il percorso completo. Ho cercato comunque di mantenere il più possibile l'essenza dello scopo che mi ero prefissato, ossia individuare le connessioni tra Robert Fripp e altri artisti tra il 1972 e il 1980 e analizzare in che modo queste connessioni abbiano portato ai King Crimson del 1981. Ulteriori aggiornamenti sugli eventi e le ricerche necessarie per collegare tra loro questi eventi dovranno forzatamente essere rimandati per una, remota, edizione libro di "The Road to 1981".

Ho cercato anche di mantenere un compromesso tra la dovizia di particolari nel contenuto e la sintesi di esposizione nella forma, in coerenza con lo spirito del formato originale di questa serie: un programma radiofonico di due ore e il relativo podcast. Se ci sono riuscito sta a voi lettori giudicarlo.

Buona lettura e buon viaggio. 

giovedì 5 maggio 2016

RUSH - "2112" compie 40 anni.

I Rush con "2112" realizzano nel 1976 il loro quarto album (terzo con il professore), "il primo album dei Rush che suona come un album dei Rush" come lo definisce Alex Lifeson, compie 40 anni, essendo uscito esattamente ad aprile del 1976. Ho voluto ricordarlo con questa retrospettiva scritta per il portale Rock by Wild, e la potete trovarlo nel link qui sotto.

La retrospettiva è scritta pensando ad un pubblico, quello di Rock By Wild, che non posso dare per scontato mangi i Rush da colazione a cena, pertanto i fan sono avvisati. Forse troveranno informazioni interessanti, in mezzo ad altre che per loro sono scontate ma quel che più conta e spero è che ci siano elementi di dibattito.

Era da tempo che non scrivevo qualcosa sul trio canadese e credo che entro l'anno in corso avrò l'occasione di mettere insieme tutto il materiale che avevo preparato e pubblicato sul precedente blog, aggiornandolo per uno SPECIALE RUSH.

Recensione e Retrospettiva di "2112" dei Rush - Link.



lunedì 25 aprile 2016

Archivio - The Road To 1981 - Puntata 4: Peter Gabriel, Trilogia M.O.R.

Buongiorno a tutti.
Quarto appuntamento con The Road To 1981. Siamo arrivati ormai nel cuore del percorso filosofico e musicale di Robert Fripp, inaugurando egli, l’11 settembre 1978, la sua The Drive to 1981, La strada verso il 1981.
L'argomento è lungo e pertanto, augurandovi buona lettura, cominciamo senza indugio ....

Peter Gabriel: Impara il Piano e il telefono.

A coloro che ebbero all’epoca la fortuna di assistere a qualcuno dei primi concerti della carriera solista di Peter Gabriel si proponeva un mistero. Chi era mai quell’oscuro chitarrista che suonava nascosto dietro le quinte e veniva presentato da Gabriel con il criptico nome di "Dusty Rhodes"(strade polverose) ?


lunedì 18 aprile 2016

Archivio - The Road To 1981 - Puntata 3 : La Trilogia Berlinese. David Bowie, Brian Eno e ..... Robert Fripp.

Riassunto delle puntate precedenti:
Per il riassunto delle puntate precedenti cliccate Qui e Qui.

Al termine della seconda puntata avevamo lasciato Robert Fripp ... o meglio Robert Fripp aveva lasciato noi .... nel 1975, chiuso nella Sherbourne House a meditare e faticare, lontano dai fasti e dai lustrini dell'industria musicale. Lo farà per due anni senza mai toccare uno strumento musicale.
Eppure lo ritroveremo anche in questa terza puntata dedicata a David Bowie e alla cosiddetta Trilogia (o trittico) Berlinese. Il protagonista di questo Percorso al 1981 qui farà solo da comparsa, seppur da comparsa di lusso e, come vedremo in seguito, tutti i collegamenti, anche i più apparentemente lontani si uniranno per convergere al 1981 (che è ben più di una mera data).

Buona lettura.


lunedì 11 aprile 2016

Archivio - The Road to 1981 - Puntata 2: King Crimson, Roxy Music, Brian Eno.

Premessa


Come .... premesso all'inizio della prima puntata introduttiva, che trovate qui, The Road To 1981 nella sua forma originale era un programma radiofonico di cui questa seconda puntata per il blog era all'origine il suo vero inizio. Durante la lettura verranno nominati brani musicali che nel contesto radiofonico erano effettivamente messi in onda.
Ho meditato a lungo (circa 60 secondi) se avvalermi dei servigi offerti dal "tuotubo" per simulare la messa in onda dei singoli brani, man mano che li nomino, come in un contesto radiofonico. Alla fine ho deciso di non farlo. Sia per non appesantire troppo un testo già abbastanza lungo e sia perché confido che i lettori di questa serie conoscano già di loro i brani menzionati e che quindi siano in grado, eventualmente mentre leggono, di immaginarseli da soli. Per gli altri basta procurarsi il brano.

Buona lettura e buona immaginazione.


mercoledì 6 aprile 2016

Archivio - The Road to 1981 - Puntata 1: Gli anni '70 di cui non si parla.

The Road to 1981, nasce come speciale radiofonico di due ore e fu trasmesso la prima volta il 9 ottobre 2010 per il mio programma radiofonico "Punto d'Incontro".  
Successivamente "passato l'incontro", lo trasformai in un podcast di due puntate, da tempo non più disponibile in rete (ma forse un giorno ..). 
Questa che segue, in più puntate, è la trasposizione del testo dello speciale radiofonico e riadattato solo un poco per la lettura "senza audio", ossia senza musica. Lo stile è alquanto secco e conciso, proprio per adattarsi all'ascolto più cha alla lettura e forse per qualcuno il tema trattato sarà ugualmente, secco e conciso.

Il tema trattato: il percorso filosofico musicale di Robert Fripp tra la prima metà degli anni '70 e l'inizio degli anni '80, non è certo un argomento nuovo per coloro che frequentano i King Crimson e molti degli argomenti si possono trovare in Eric Tamm "Robert Fripp, From Crimson King To Crafty Master", testo ben conosciuto e di facile reperibilità. Mi piaceva, all'epoca come oggi, realizzare uno speciale "per radio", come pochi se ne realizzano, su questo argomento, King Crimson, Robert Fripp e le connessioni, Roxy Music, Eno, Bowie, Gabriel, Talking Heads, Trilogia "M.O.R." e chissà se in futuro non si possa realizzarne uno nuovo, aggiornato e approfondito, magari con la collaborazione degli appassionati della musica dei King Crimson e degli altri nomi collegati. 

Pur avendo frequentato Gurdjieff, Uspenskij e certo esoterismo turco, non sono tanto interessato ad essi, quanto a come questi fattori possano aver influenzato lo sviluppo musicale del rock, nella sua accezione più ampia, tra gli anni '70 e gli anni '80 e quindi soprattutto a come, più che al perché, si sia sviluppata nel corso del tempo la musica dei King Crimson.